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L’occupazione tedesca di Montenerodomo |
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di caroge
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ottobre 2005 |
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Quando anche nel nostro paese si diffuse la notizia della firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943 del Governo italiano con gli Alleati (1), molte famiglie vissero momenti di gioia e di speranza: finalmente la guerra sarebbe finita, sarebbero tornati a casa i loro congiunti e sarebbe terminata finalmente l’ansiosa attesa di una lettera o di una cartolina dai vari fronti di guerra.
Altri monteneresi, invece, specialmente i reduci di guerra che avevano conosciuto il nuovo nemico, fino allora alleato, mostrarono subito scetticismo ed inquietudine: il “tradimento” sarebbe stato certamente “vendicato” e avrebbe comportato molte vittime all’Italia. Le ore amare e dolorose non erano ancora finite e tante lacrime sarebbero state ancora versate da madri, da mogli e da figli per la guerra che sarebbe continuata inesorabile e tragica, investendo tutta l’Italia e travolgendo anche il nostro piccolo paese.
In paese,tuttavia, prevaleva l’opinione, quasi per scaramanzia, che la guerra non sarebbe mai arrivata sui nostri monti e che sarebbero state toccate solo le grandi città, i porti, gli insediamenti industriali, le grandi vie di comunicazione. Opinione che trovò una certa conferma quando verso il 20 di settembre del 1943 incominciarono ad arrivare nelle contrade del nostro paese dei “forestieri” scappati da Roma, da Chieti, da Pescara, da Ortona e da altre località già occupate dalla Wehrmacht . Il nostro paese era un posto più sicuro!
Purtroppo le cose andarono diversamente. |
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Ultimo aggiornamento ( dicembre 2005 )
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di caroge
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aprile 2005 |
Quando i primi mezzi militari dell'avanguardia delle truppe germaniche entrarono in paese il 4 ottobre 1943, festa di S. Francesco, senza il clamore o l’irruente crudeltà fin troppo conosciute in stato di guerra, la popolazione rimase scossa e in tutti crebbe uno stato di sospesa e vigile attesa nei confronti dei quei soldati così discreti che non mostravano alcuna intenzione belligerante e che si muovevano invece nel silenzio, in atteggiamento osservatore.
Passate alcune settimane i militari incominciarono ad avvicinare i paesani alla ricerca di generi alimentari. Alle prime pacate richieste seguirono le pretese, sempre più consistenti e minacciose, di capi di bestiame e/o di vettovagliamenti. Fu allora che i capifamiglia misero in atto la loro strategia : dapprima si nascose il bestiame in mezzo ai fitti boschi vicini (soprattutto Paganiello), in capanni scavati nel terreno e ricoperti alla meglio con frasche,terra e lamiere per ripararsi dalle intemperie, dove spesso abitavano anche intere famiglie, poi fu la volta dell’allontanamento dal paese delle famiglie portate nelle masserie o nei paesi limitrofi laddove non c’era la presenza nemica (Pennadomo, Roccascalegna, ecc…o addirittura le Puglie), accolte con ammirevole generosità da conoscenti e famiglie amiche.
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Ultimo aggiornamento ( settembre 2005 )
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di caroge
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settembre 2005 |
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Ai primi di febbraio del ‘44 il grosso delle truppe nemiche abbandonò Montenerodomo ed altri paesi vicini e si ritirò verso Palena. A quanti si avventurarono di rientrare immediatamente in paese si presentò uno spettacolo apocalittico.
Ecco la descrizione, riportata da Nicola Troilo nel suo libro-testimonianza “La Brigata Maiella” (1), fatta dai partigiani che avevano contribuito attivamente a liberare la nostra zona montana e che avevano perlustrato anche il nostro paese :
“Lama e Torricella erano distrutte per l’80%, Civitaluparella per il 95%, Quadri e Montenerodomo per il 98%. Sotto la neve le rovine delle case si accatastavano per uno, due, tre metri di altezza cancellando completamente le strade, mutando in modo indicibile la fisionomia dei luoghi fino a rendere difficile identificare il punto in cui sorgeva la propria casa. Un ammasso indescrivibile di travi e travicelli rendeva quasi impossibile il passo; nelle strade erano buttati alla rinfusa tavoli, sedie, armadi,letti,rete metalliche paurosamente contorte, materassi squarciati, balle di fieno putrefatto, coperte, biancheria, servizi e suppellettili domestiche, carcasse di animali, attrezzi agricoli, le carte degli uffici e degli archivi parrocchiali, gli arredi sacri.
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Ultimo aggiornamento ( novembre 2006 )
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