Tradizioni
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martedì 26 febbraio 2008 |
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Fino agli anni ‘60 le fiere erano l’occasione per vendere e acquistare capi di bestiame, attrezzi agricoli e sementi.
Nel nostro paese si svolge l’8 maggio di San Michele (News n.1 aprile 05). Probabilmente questa fiera ha la sua origine nella transumanza poiché all’inizio di maggio c’era il ritorno delle greggi dal tavoliere delle Puglie verso le alture della Maiella. Attualmente si svolgono, a Montenerodomo, altre due fiere : il 1 agosto e la terza settimana di settembre.
Oltre alle fiere nei paesi limitrofi, con gli animali si raggiungevano località lontane dal nostro paese se si pensa che si andava a piedi: Lanciano per la fiera di Santa Lucia il 12 dicembre, Guilmi il 4 luglio, Atessa il 14 agosto, Paganica (AQ) per la fiera della Maddalena il 17,18 luglio e soprattutto Castel di Sangro.
 Per Castel di Sangro o si partiva la sera camminando tutta la notte per arrivare al mattino oppure ci si avviava la mattina passando per Selvoni, dalle masserie “Taolio” si saliva in direzione “lu schiapp“la posta”, “la pusticchi” e la fonte “de lu pinch”, giunti a ridosso del monte Secine sulla destra si scollinava e passando per la sorgente di fonte Cernaia in discesa si arrivava in serata a Pietransieri; qui ci si riposava nelle cantine (osterie) e si dormiva nei pagliai vicino agli animali portati al seguito; la mattina seguente si scendeva nella vicina Castel di Sangro dove la permanenza poteva durare più di un giorno. La fiera a Castello si svolgeva a ridosso dell’abitato nello spiazzo antistante il Convento della Maddalena (successivamente carcere e oggi museo) che nei secoli scorsi era la Dogana di Foggia per il controllo degli animali nella transumanza che interessava i tratturi Abruzzo>Puglia (Castel di Sangro– Lucera e Pescasseroli– Candela).
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 28 aprile 2011 )
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martedì 26 febbraio 2008 |
Nel calendario rituale contadino le tradizioni festive scandivano il ciclico percorso dei raccolti assecondando il ritmo calendariale stagionale. Anche Montenero non sfuggiva a tale consuetudine. La prima ricorrenza cadeva il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici. La festa era caratterizzata dall’uscita de “l(e) santantuonj(e)”, un’allegra brigata di giovani con a capo un anziano, vestito da frate, che aveva il compito di guidarli. La comitiva entrava in tutte le case e, disposti i figuranti in cerchio, spesso accompagnata da una “dubbotte” o da altro strumento musicale, rievocava, cantando, alcuni aneddoti della vita del Santo eremita tentato dal demonio. “Col cilicio intorno al fianco, sono giunto quasi stanco per fuggir l’ira di satana che mi da angoscia tutto l’anno. Mi disturba nel mangiare, mi tormenta nel pregare, mi si ficca sotto il letto e non mi lascia riposar. E percio’ son qui scappato per non essere piu’ tentato, da quel mostro scellerato che dal ciel fu scacciato”. Con le offerte raccolte da questa spensierata combriccola, spesso, si comprava un maialino (“u puorch de sant’antantonje”), che veniva nutrito dalla popolazione e, in seguito, venduto all’asta. |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 26 febbraio 2008 )
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La Candelora.Il Giorno del Ricordo |
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martedì 26 febbraio 2008 |
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Nel calendario rituale contadino la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, nota nella tradizione popolare come festa della Candelora (in quanto l’accensione della candela simboleggia il Signore, luce del mondo), celebrata il 2 di febbraio, era la seconda festa dell’anno (dopo quella di Sant’Antonio Abate) e dava inizio al triduo di festività del mese. Era seguita, il giorno successivo, da quella di San Biagio, protettore dalle malattie della gola, e, il 5 febbraio, dalla festa di Sant’Agata, protettrice del seno materno. Dal comportamento del tempo in quella giornata, che sopraggiungeva esattamente a metà della stagione invernale, si traevano auspici sulla durata e sulla inclemenza della cattiva stagione. Ancora oggi è d’uso il proverbio tramandato dai nostri nonni: “A la candelora ci nengh e ci chiove! Se ci sta nu sulariell sem ancora a miezz viern, se ci sta nu bell sol la mernate è sciut for!” Il 2 febbraio 1944 fu una giornata drammatica. La neve aveva coperto il paesaggio e i ruderi del paese. I partigiani dell’VIII plotone della Brigata Maiella, il giorno prima avevano occupato Torricella Peligna e si muovevano verso Fallascoso. I tedeschi, attestati sul Colle dell’Irco e in Contrada Verlinghiera, furono costretti a ritirarsi in gran fretta verso le posizioni più sicure del crinale di Montenerodomo per evitare l’accerchiamento. |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 26 febbraio 2008 )
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