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BENEDETTO CROCE e MONTENERODOMO PDF Stampa E-mail
venerd́ 23 ottobre 2009

Benedetto Croce è la personalità di maggiore rilievo che ha avuto i natali nel nostro paese.

Il 24 settembre 1966, sui ruderi della casa della famiglia Croce, alla presenza di Alda, Silvia e Lidia Croce, figlie del grande filosofo, nel centenario della sua nascita, fu apposta una lapide con su scritto; “Qui – distrutta dalla guerra – sorgeva la casa degli avi – di– Benedetto Croce – che con la sua opera immortale – ha reso ai suoi conterranei – sacro questo luogo”.

Figlio di Pasquale Croce e di Luisa Sipari, il filosofo, vissuto quasi sempre a Napoli, si interessò tardivamente dell’Abruzzo e dei due Comuni, Montenerodomo e Pescasseroli, che gli avevano dato i natali. L’occasione che lo spinse a scrivere la Monografia su Montenerodomo va ricercata nella sfera degli affetti familiari.

Quando, infatti, gli giunse notizia della morte di Nicola Croce, figlio del cugino Vincenzo, caduto durante la presa di Gorizia, al cugino affranto che dava la triste notizia ai parenti “con dolore e con orgoglio”, il Croce rispondeva così: “Nell’unirmi a te con sentimento, venni ripensando ai comuni ricordi, alle immagini dei nostri maggiori e alla terra da cui prendiamo origine. E allora mi nacque desiderio, mi parve quasi un vecchio debito non soddisfatto, di rivolgere alla storia di Montenerodomo un po’ di quell’industria di indagini che ho sparsa, nei lunghi anni della mia vita letteraria, su tanti altri argomenti.

Dedicare, quindi, alla storia del paese – come egli scrive – “ove vissero ab antico i miei maggiori” un po’ del suo tempo dovette sembrargli un debito da soddisfare. Ed è quello che di lì a poco egli fece.

Dopo essersi recato nel nostro paese, nell’agosto del 1919, nel novembre dello stesso anno il Croce pubblicò la Monografia su Montenerodomo che, nel maggio 1924, provvide ad inserire, insieme a quella scritta due anni dopo su Pescasseroli, suo paese natale, in appendice alla “Storia del Regno di Napoli” per dare a questi lavori un degno e definitivo luogo di collocazione (il Croce nella prefazione a questo volume scrive: “Ho messo anche in fondo, due piccole monografie di storia locale; perché ... non ho saputo trovar luogo meno inadatto per quei due. In quelle storie di due minuscoli paeselli è dato vedere come in miniatura i tratti medesimi della storia generale, raccontata nella parte principale del volume. Ed esse poi rappresentano ... il legame d’affetto che mi stringe alle fortune di queste regioni...

Dedicata al cugino Vincenzo Croce, allora capofamiglia del ramo montenerese la Monografia che porta il titolo di “Montenerodomo, Storia di un comune e di due famiglie” ripercorre la storia di Montenerodomo dal Medioevo al XX secolo indissolubilmente legata a quella dei Croce e dei De Thomasis, le due famiglie egemoni del nostro paese a partire dal XVII. E il Croce, rovistando pazientemente negli archivi comunali e parrocchiali, nella casa di famiglia ed in quella dei De Thomasis, ricostruisce l’albero genealogico della famiglia, tesse le lodi dei suoi antenati e, ripercorrendo con la mente le giornate trascorse a Montenero, si sforza di ritrovare nel suo intimo il legame che lo unisce ad essi ed al luogo nel quale vissero, ma si sente un po’ straniero e diverso giungendo alla conclusione di essere legato al proprio presente, al tempo e non al luogo: FILIU TEMPORIS piuttosto che FILIUS LOCI.

La ricostruzione della sua storia non è l’unico omaggio che il grande filosofo fece a Montenerodomo. Nel corso del suo soggiorno montenerese il Croce ottiene in visione dal cugino Vincenzo un manoscritto inedito di Giuseppe De Thomasis che, sebbene mutilo nel principio e nella fine, consegna alle stampe, sempre nel 1919, salvandolo dalla dispersione, con il titolo di “Sulla terra di Montenerodomo in Abruzzo”. Il piccolo volume, scritto dallo statista montenerese alla fine del XVIII secolo, descrivendo il paese natale, ci consente di conoscere le condizioni economiche, sociali ed amministrative dell’intero Abruzzo sul finire del ‘700.


Ultimo aggiornamento ( venerd́ 23 ottobre 2009 )
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Benedetto Croce senior PDF Stampa E-mail
marted́ 26 febbraio 2008
Figlio di Pasquale Croce, nacque a Montenerodomo nel 1794.
ImageLaureatosi  in  Giurisprudenza a Napoli, si dedicò alla magistratura giudicante.
Giudice della Gran Corte Criminale di Lucera nel 1821, si trasferì, prima, al Tribunale Civile di Teramo e, successivamente, a quello di Campobasso, dove  ricoprì  la carica di Procuratore della Gran Corte Criminale.
In   questa   città   sposò    Maria   Luisa Frangipani  dei  Duchi  di Mirabello, dal cui matrimonio nacque Pasquale Croce, genitore del filosofo Benedetto.
Tornato a Napoli, nel 1839 divenne Consigliere presso la  Suprema Corte di Giustizia, carica che mantenne fino alla sua morte avvenuta, nella città partenopea, nel 1854.
Benchè di  spirito  irruente  e  bisbetico, ebbe fama tra i suoi contemporanei di giudice severo nel giudizio, ma imparziale e incorruttibile. Di conseguenza, i Borboni non gli affidarono mai processi politici.
In suo ricordo, l’omonimo nipote dettò la seguente epigrafe: ”BENEDETTO CROCE / NATO A MONTENERODOMO NEL 1794 / APPARTENNE PER 40 ANNI ALLA MAGISTRATURA GIUDICANTE / MORI’ A NAPOLI NEL 1854 / CONSIGLIERE DELLA SUPREMA CORTE DI GIUSTIZIA / LASCIO’ PER INTELLETTO ED ANIMO SERENO / LUNGO RICORDO DI SE’ NEL FORO NAPOLETANO”.
Ultimo aggiornamento ( marted́ 26 febbraio 2008 )
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Giuseppe De Thomasis PDF Stampa E-mail
marted́ 26 febbraio 2008
ImageFiglio di Tommaso e di Orsola Pizzala, Giuseppe De Thomasis nacque a Montenerodomo il 19 marzo 1767.
Apprese i primi rudimenti del sapere prima nel paese natale, da privati istitutori, e successivamente a Sulmona e a Chieti. A sedici anni si recò a Napoli dove si laureò in Giurisprudenza. Abbandonata ben presto la professione di avvocato, si dedicò prima agli studi di diritto, politica ed economia e, quindi, con l’avvento dei Napoleonici sul trono del Regno di Napoli (1805 – 1815), all’attività politica.
Nel 1806 fu nominato Sottintendente di Sulmona e a lui si dovette la riapertura del canale di bonifica di Corfinio. L’anno successivo fu Intendente della Calabria Ultra. Nel 1809 fu, quindi investito della carica di Commissario Ripartitore dei beni demaniali e feudali dei tre Abruzzi. Posta allora la propria residenza a Chieti, si adoperò per la rimozione degli abusi feudali, emanando numerose sentenze ed ordinanze, riuscendo, in due anni, nell’intendo di migliorare le condizioni di vita dei poveri coloni delle province abruzzesi. A lui si dovette anche la fondazione di un nuovo Comune, Ateleta, che, come dice il nome, era esente da imposte. Tornato a Napoli, nel 1811, e, rifiutato l’incarico di Intendente della Calabria Citra, adducendo motivi di salute, nell’aprile dell’anno successivo divenne Consigliere della Gran Corte di Cassazione, nell’ottobre del 1813 Procuratore Generale della Gran Corte dei Conti e, quindi, Intendente del territorio di Capua, incarico che mantenne fino alla caduta di Gioacchino Murat. Nel 1820 fu inviato del re Ferdinando I in Sicilia con il generale Naselli per il riordino dell’amministrazione dell’isola (“per supplire –scrive il Colletta– con le sue virtù alla incapacità di quest’ultima”). Rientrato a Napoli, allo scoppio della rivoluzione del 1820/21 fu nominato Ministro della Marina Mercantile e degli Affari Interni ed Ecclesiastici. Dopo il fallimento di questa si ritirò dalla vita politica e dalla Magistratura riscoprendo l’amore per gli studi. Dopo un breve periodo trascorso a Firenze, nel febbraio 1823, tornò a Napoli, dove morì il 10 settembre 1830.

Numerose sono le opere del De Thomasis dati alle stampe:
1. Rapporti del Ministro della Marina al Parlamento Nazionale del 1820, Napoli 1864;
2. Parafrasi del Salmo “Coeli enarrant Gloria Dei” e dei “Sette Penitenziali”, Napoli 1828;
3. Introduzione allo studio del diritto pubblico e privato nel Regno di Napoli, Napoli 1931;
4. Della gran Corte di Cassazione, Napoli 1832;
5. Ordinanze, rapporti ed altri atti relativi alla carica di Commissario ripartitore dei beni
Feudali e demaniali degli Abruzzi, Napoli 1858;
6. Sulla terra di Montenerodomo in Abruzzo, in Atti dell’Accademia Pontaniana, Napoli 1919;


Molteplici sono anche gli scritti inediti:
1. Poemetto bernesco in ottava rima tra i canonici collegiali di Palena per la nomina del loro procuratore;
2. Traduzione in versi martelliani del Maometto e della Zaira di Voltaire;
3. Raccolta di sonetti, odi, epistole;
4. Traduzione incompleta dell’Avaro di Moliere;
5. Riflessione sulla Rivoluzione di Francia;
6. De Diritto Pubblico del Regno di Napoli;
7. Sulla riforma del diritto feudale;
8. Saggio di economia politica;
9. Cause che ritardano il progresso dell’agricoltura nelle province meridionali;
10. Principi che deve seguire il Principe nell’infliggere le pene.

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